“V” come Veganismo (e scomode Verità)

Paul Watson, fondatore e presidente di Sea Shepherd Conservation Society
Paul Watson da oltre trent’anni si dedica alla salvaguardia della fauna e degli ambienti marini. Foto: Barbara Veiga / Sea Shepherd Conservation Society.

Paul Watson, fondatore e presidente di Sea Shepherd, spiega con chiarezza e lucidità perché la scelta vegan sia strettamente legata alla difesa degli oceani e, quindi, del Pianeta.

V sta per Verità, Virtù, Valore, Validità e Veganismo.

Il veganismo è vera conservazione in azione.

Avvalora un conservazionista come virtuoso e coraggioso nell’affrontare ed esporre la più scomoda delle verità.

Sea Shepherd Conservation Society è una delle poche, se non l’unica, organizzazione per la conservazione marina al mondo a promuovere e praticare attivamente il veganismo.

Perché? Perché noi vediamo il nesso tra l’allevamento animale e l’inquinamento degli oceani, la diminuzione della vita nei mari, la distruzione delle foreste pluviali e i cambiamenti climatici.

Il veganismo è vera conservazione in atto. Va oltre il parlare dei mutamenti climatici e della diminuzione della biodiversità e agisce per affrontare i problemi.

Sulle navi di Sea Shepherd la cucina è vegana dal 2002 e prima di allora è sempre stata garantita una scelta di cibo vegano a bordo. Dal 1979 sulle navi la dieta era vegetariana.

Sea Shepherd Conservation Society non è, tuttavia, un’organizzazione vegetariana o vegana e non è nemmeno un’organizzazione animalista. Si tratta di un movimento per la conservazione della vita e degli habitat marini.

Allora perché tutti i pasti sulle navi sono vegani?

La risposta è che il vegetarianismo e sopratutto il veganismo sono potenti alternative agli otto miliardi di umani che, assieme ai loro animali domestici, si nutrono della vita negli oceani.

La diversità presente nei nostri oceani va diminuendo di giorno in giorno e qualora tale diversità dovesse collassare, collasserebbe anche l’interdipendenza tra le specie e il risultato sarebbe un oceano morto.

E un oceano morto significa la morte per tutte le creature grandi e piccole, perché se gli oceani muoiono, moriamo anche noi. L’oceano è il cuore del pianeta e sostiene tutta la vita marina e terrestre.

Stiamo pescando in eccesso, senza giudizio e, nella maggior parte dei casi, illegalmente. Virtualmente ogni operazione di pesca commerciale al mondo avviene sull’orlo del collasso. Stiamo inquinando gli oceani con plastica, derivati del petrolio, deflussi agricoli e scarichi fognari. Stiamo provocando acidificazione, inquinamento sonoro e stiamo distruggendo gli habitat costieri a causa dello sviluppo edilizio.

La posizione di Sea Shepherd è che tutta la pesca commerciale dovrebbe fermarsi per dare ai pesci la possibilità di riprendersi. L’unica pesca relativamente sostenibile è quella artigianale portata avanti da pescatori che operano con piccole barche nei piccoli porti dell’India, dell’Africa, ecc.

Dobbiamo eliminare le multinazionali, i pescherecci industriali, i palamiti e le reti a strascico, le attrezzature pesanti, le grandi reti e le navi fabbrica se vogliamo salvare i nostri oceani.

Ma cos’ha a che fare tutto questo col mangiare hamburger, pancetta, uova o polli? Queste creature non vivono in mare.

Eppure, vivono sfruttando il mare. Come noi, sono animali terrestri che stanno collettivamente “mangiando vivo” il mare e lo stanno facendo contro la loro volontà a beneficio della creatura più distruttiva che si sia mai avventurata negli oceani – l’homo sapiens.

Un terzo della fauna marina catturata dall’industria della pesca è utilizzata come foraggio e viene estratta dal mare appositamente per alimentare maiali, polli, visoni, volpi, salmoni da allevamento e gatti domestici. In effetti i polli stanno mangiando più pesce degli albatross, i maiali stanno mangiando più pesce degli squali e i gatti stanno mangiando più pesce di tutte le foche in mare.

Sul nostro pianeta vivono 1,5 miliardi di mucche, 1,2 miliardi di pecore, più di un miliardo di maiali, mezzo miliardo di cani e 2 miliardi di gatti domestici e randagi.

Il 10% del pesce utilizzato come foraggio va ad alimentare i gatti. Il 55% è destinato ai maiali, il resto a polli, visoni, volpi e salmoni d’allevamento.

Ci sono circa 2 miliardi di gatti e mezzo miliardo di cani sulla terra e meno di 50 milioni di foche in mare. Ci sono 18,6 miliardi di polli nel mondo, un numero enormemente superiore a quello degli uccelli marini.

Quando mangiate del pollo potreste in realtà mangiare pesce. Quando mangiate pancetta potreste mangiare pesce. Quando bevete del latte o mangiate delle uova potreste nutrirvi di fauna marina.

I pescatori lamentano che le foche mangino tutto il loro pesce. Proprio oggi c’erano 38 leoni marini nel fiume Columbia e più di 500 pescatori a riva con le loro canne da pesca, ma il governo spara ai leoni marini perché “mangiano pesce”.

Inoltre, è importante ricordare che l’allevamento produce più gas serra dell’industria dei trasporti. Sono necessari 600 barili d’acqua per produrre un hamburger e questo è uno spreco semplicemente inaccettabile.

Così, Sea Shepherd molti anni fa ha deciso che promuovere il veganismo fosse di fatto il modo migliore per mettere in pratica una buona etica conservazionista.

Dal 2003 al 2006 sono stato direttore nazionale del Sierra Club negli Stati Uniti. Tutti miei tentativi di affrontare la tematica dell’impatto ambientale dell’allevamento non furono solamente messi da parte ma, addirittura, derisi. Il Sierra Club si rifiutò categoricamente di affrontare la tematica della crescita della popolazione e dell’aumento del consumo di animali da fattoria come contributi significativi al cambiamento climatico e alla distruzione degli habitat.

Perché?

Per le stesse ragioni per le quali Greenpeace, Conservation International e numerose altre grandi associazioni ambientaliste ignorano consapevolmente una scomoda verità: che il mangiare animali produce più gas serra dell’intera industria dei trasporti. Persino Al Gore ha convenientemente evitato di dirlo nel suo documentario “Una Scomoda Verità”.

Perché ha evitato di menzionarlo e perché le grandi associazioni si rifiutano perfino di discutere la relazione tra il consumo di carne e i cambiamenti climatici?

Perché non vogliono offendere il pubblico che dona loro soldi. La loro grande paura è di perdere la propria base di donatori.

E probabilmente hanno ragione. Sea Shepherd ha perso il sostegno di persone che mangiano carne perché il nostro messaggio le ha contrariate. Ma la differenza tra Sea Shepherd e questi grandi gruppi negazionisti è che noi vogliamo salvare i nostri oceani ed il nostro pianeta, indipendentemente da quanto possa non piacere alla gente.

Il cambiamento avviene attraverso l’azione, non a parole. Ho abbandonato il direttivo del Sierra Club perché la più vecchia organizzazione ambientalista del Paese, il cui fondatore, John Muir, era un vegetariano ed un oppositore della caccia, è adesso pro-caccia e pro-allevamento. Quando me ne sono andato l’ho rinominata la Siesta Club Hunting and Conversation Society (Club Siesta per la Caccia e la Conversazione, ndt).

Il pianeta non può essere salvato solo facendo docce più brevi, riciclando i rifiuti e guidando auto elettriche. Ci vuole un numero esorbitante di docce brevi per eguagliare i 600 barili d’acqua necessari per produrre un hamburger.

È un dato di fatto che un vegano alla guida di un SUV stia contribuendo assai meno all’effetto serra di un mangiatore di carne su una bicicletta.

L’industria della carne consuma più acqua di qualsiasi altra industria sul pianeta. Usa più terra. Produce più rifiuti. Produce più gas serra, sopratutto metano.

C’è un nuovo documentario chiamato “Cowspiracy” che investiga le contraddizioni delle grandi organizzazioni ambientaliste che si rifiutano di discutere o di prendere seriamente la connessione tra l’industria della carne e l’aumento dei livelli di gas serra.

Gli autori discutono un argomento proibito e si concentrano sul grosso elefante nella stanza che i maggiori gruppi conservazionisti volontariamente si rifiutano di vedere. Nel film, Greenpeace si rifiuta addirittura di riceverli per discutere il progetto. I realizzatori si sono recati all’ufficio di Greenpeace, dopo che l’associazione non aveva risposto alle loro email, solo per sentirsi dire che Greenpeace non era disposta a discutere nulla che potesse collegare il mangiare carne con l’effetto serra.

Da una parte Greenpeace sta accusando e criticando chi nega i cambiamenti climatici, dall’altra nega il fattore più significativo in grado di contribuire all’effetto serra.

Il cliente di McDonald che mangia il suo Big Mac e indossa la maglia di Greenpeace è più importante per questa organizzazione del risolvere il problema oggetto delle proprie campagne.

Le feci di maiale stanno inquinando vaste riserve d’acqua sotterranee ma nessuno di questi grandi gruppi ambientalisti dice che mangiare pancetta è il fulcro del problema.

Sono cresciuto in un villaggio di pescatori, la cui dieta era a base di aragoste, pesce, frutti di mare e alghe. Ho visto il costante declino della vita nei mari fin da quando ero bambino e quello che ho visto mi ha spaventato. L’anno scorso ho passato mesi a indagare le cause della morte della grande barriera corallina australiana. Ho passato mesi a raccogliere plastica nelle isole Tonga e Samoa. La mia paura è che l’oceano sia sull’orlo del collasso.

Prendo seriamente ciò che ho visto, proprio come prendo seriamente i cambiamenti climatici e la distruzione delle foreste pluviali. Pertanto quando vedo una delle principali cause di questa distruzione e dell’effetto serra credo vada affrontata, non ignorata o negata.

Tuttavia essere vegano non assolve una persona al 100%. È un grande contributo a una soluzione ma non possiamo ignorare il fatto che la crescente popolazione umana implichi un’agricoltura più industrializzata e più fertilizzanti, pesticidi, plastica ed erbicidi provenienti sia dall’industria agricola che da quella dell’allevamento animale, i quali causano la morte nei nostri oceani. Non possiamo nemmeno ignorare i miliardi di uccelli che muoiono ogni anno uccisi dai nostri amati gatti. E tutti usiamo e irresponsabilmente scartiamo la plastica monouso ogni giorno. Guidiamo macchine e voliamo in aereo.

In conclusione, se avete un certificato di nascita siete colpevoli di contribuire alla distruzione del pianeta. Questo è un dato di fatto ed è il nostro peccato originale, l’essere nati in un mondo consumista.

Eppure, con l’immaginazione, la disciplina e la scienza possiamo mitigare il nostro impatto sulla natura e secondo la mia opinione il modo più semplice e diretto per farlo è semplicemente decidere di non consumare più animali allevati e macellati in numero abnorme nei nostri enormi mattatoi globali.

Il perfetto conservazionista mangia cibo locale, biologico e vegano.

Costa di più? Probabilmente sì, ma ciò che mettete nel vostro corpo è il più importante investimento della vostra vita. Non è un luogo da trasformare in un sito di superaccumulo. I forni crematori rilasciano tonnellate di vapori di mercurio e altre sostanze chimiche nell’atmosfera su base giornaliera.

È difficile? Ovviamente. Portare avanti il vero cambiamento è sempre difficile e fino a quando non riusciremo ad adottare queste difficili scelte il futuro, soprattutto per coloro che non sono ancora nati, sarà terribilmente duro.

Tutto quello che consumiamo in eccesso e di cui abusiamo oggi equivale semplicemente ad un furto di risorse necessarie alla vita dei nostri figli e dei loro figli, che erediteranno una Terra razziata perché i loro avi non hanno assolutamente voluto riconoscere quanto distruttivo fosse il loro stile di vita.

— Capitano Paul Watson, 6 Maggio 2014

➤ Articolo originale

Traduzione a cura di Enrico Corsi.
Pubblicato su gentile concessione di Sea Shepherd Italia.

Video: Trailer di Cowspiracy: Il segreto della sostenibilità

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