Reginaldo il T-Veg

La copertina di T-veg. La storia di un dinosauro vegetariano.Reginaldo è un piccolo tirannosauro. Digrigna i denti come un tirannosauro, fa balzi e ruggisce come un tirannosauro. Ma non mangia come un tirannosauro.
Lui preferisce broccoli, fagioli, avocado, tortini di carote. Si riempie vasche di frutta e verdura ed è felicissimo.

Mi soffermo perché conosco una probabilissima obiezione: ma perché fare proselitismo vegetariano ai bambini cambiando in modo innaturale l’alimentazione naturale di una specie?
Si tratta in effetti di un ribaltamento paradossale, che come tale è l’innesco della storia.
Che i tirannosauri per quel che ci risulta fossero carnivori non è in discussione, i bambini lo sanno meglio di noi, ed è proprio per questo che la diversità di Reginaldo acquisisce un senso.
Si tratta di un espediente narrativo che funziona benissimo, va da sé che una pecora che bruca l’erba non sarebbe stata altrettanto efficace.
Utilizzando un protagonista che viola le regole della propria specie si sottolinea l’immensa portata della libertà, la possibilità costante di prendere decisioni autonome e se vogliamo perfino devianti.
Un ulteriore piano interpretativo ci fa notare come il proiettare su un animale noto ma estinto e quindi al limite del fantastico ottenga il risultato di mandare un messaggio chiaro, ma non impositivo o violento.

Aggiungo che il volume non si rivela affatto una propaganda pro veg* (l’autrice non è vegetariana!), quanto piuttosto una simpatica dichiarazione del diritto a essere accettati anche quando diversi, e più a latere della bontà e salubrità di frutta e verdura.
Di Reginaldo non si sa infatti perché non mangi carne, si capisce solo che è proprio estasiato dalle sue montagne di pesche e ananas, ed è felice così.
O meglio, quasi felice, perché lo stigma dei suoi compagni lo fa soffrire: lo deridono, lo ribattezzano “T-Veg”, lo umiliano ritenendo che a causa della sua dieta non sia in grado di correre come gli altri.
Il punto della storia è più che altro questo: una scelta non accettata dalla comunità causa sofferenza; esperienza che provano spesso vegetariani e vegani certo, ma che si potrebbe estendere a un gran numero di diversità piccole e grandi che nel complesso costituiscono il mosaico di qualunque comunità.
Ma quando la comunità cerca l’uniforme, nasce la discriminazione. Reginaldo la subisce e decide di andarsene. Scopre che è ancora più difficile (per ovvi e buffi motivi) farsi accettare dal popolo degli erbivori, e finisce col rimpiangere i suoi compagni.

t_veg_pictures_bookPer fortuna anche lui manca agli amici tirannosauri, cosicché c’è il lieto fine per tutti, coronato dalla dimostrazione che mangiando frutta e verdura si può essere fortissimi, e che in fin dei conti questi alimenti non sono nemmeno poi così male.
L’autrice, mamma di tre figli, dichiara infatti che il suo principale obiettivo è quello di mostrare la bellezza e la gioiosa bontà dei cibi vegetali. Ha fatto la scelta di nominarli, quasi in modo poetico, per aiutare i bambini ai riconoscerli, visto che la sua esperienza con gli amici dei figli le mostrava che spesso li rifiutavano in blocco senza distinzioni.
Sul finale gustosità e salubrità di frutta e verdura emergono chiaramente, forse anche un po’ troppo. Ma l’eccessiva didascalicità è stemperata dalle magnifiche illustrazioni in serigrafia di Khaterina Manolessou, che danno giocosità anche ai momenti meno scoppiettanti della narrazione verbale.
Come ricorda sempre l’autrice, Reginaldo parla a tutti i bambini, che quotidianamente compiono la fatica di farsi accettare con tutte le proprie peculiarità. In tutti i casi ci vuole molto coraggio per essere sé stessi, ma ne vale sempre la pena, e il buffo sorriso del nostro T-Veg ce lo ricorda senza dubbi.

T-Veg. La storia di un dinosauro vegetariano, Smriti Pradasam, illustrazioni di Katherina Manolessou, traduzione di Milena Archetti, Electa Kids, 2016

età di lettura: da 4 anni

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