Prendere una lepre

Prendere una lepre

Ricetta: Capretto al salto con olive e pomodorini

Ingredienti: un capretto felice, olive, pomodorini, sale grosso
Tempo di preparazione: dieci minuti circa
Difficoltà: facile

Ovviamente se fosse una competizione non ci sarebbe gara.
Ma si tratta di una ricetta, tra l’altro piuttosto semplice.
Basterà individuare un capretto giovane e preferibilmente di buon umore, che guarnirete di erbette fresche con un’aggiunta abbondante di sale grosso, che porgerete dalla mano aperta, senza timore.
Il solletico della lingua del capretto è un’esperienza da provare. Ma allora, chi proverà più gusto? Dipende da chi, tra voi e il capretto, salterà di più.
Olive e pomodorini faranno da spettatori alle vostre esibizioni. Non serve altro per una serena giornata campestre.

Non è incantevole questa ricetta?
Non pensate sarebbe davvero fantastico che esistesse un ricettario tutto così?
Esiste.

La prima volta che ho avuto in mano Prendere una lepre, mi è sembrato che venisse da un altro tempo.
Le scelte editoriali di utilizzare solo gamme di verdi per scritte e illustrazioni, carta ruvida color crema, e font aggraziato (ma leggibile) e allungato; nonché il linguaggio forbito e con vezzi arcaicizzanti dell’autore: tutto collabora a dare l’impressione di un oggetto di altri secoli.
E non è un’impressione del tutto errata: il ricettario è pubblicato nel 2014, ma tesse un filo (vorrei dire rosso, ma piuttosto è verde) verso il 1800, secolo di Pellegrino Artusi, letterato, esperto di cucina, autore di La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene. Un ricettario a uso della nuova borghesia, affascinata dall’autorevolezza del metodo scientifico, bisognosa di ricette pratiche e di una guida sicura per i pasti quotidiani.

Giocando garbatamente e rispettosamente con l’autorevole personaggio, il suo linguaggio e le sue trionfali intenzioni, Biagio Bagini, autore per ragazzi, ipotizza (o sogna) un giovane aiuto cuoco, che fermando lo sguardo davanti agli occhi di un agnello, vi riconosce il proprio. Prova empatia e non può ucciderlo per realizzare la ricetta richiesta.
Questa pura e semplice compassione, “mai concessa prima nella cucina del nuovo Regno d’Italia” (e potremmo aggiungere, nemmeno tanto diffusa nei carrelli del supermercato della Repubblica d’Italia), si estende a tutte le specie cucinande, e il giovane trae in inganno il vecchio Artusi, ormai non molto in possesso di tutte le sue facoltà, con intrugli creativi ben noti a tutti i vegani: pastoni di farina e latte di mandorle, pasticci di faglioli….

Questo nell’introduzione.

Il giovane realizza poi un ricettario, che Bagini ricostruisce rispettando il senso originario, che infatti arriva forte e chiaro: la simpatia amorevole nei confronti degli altri animali.

In queste ricette c’è anche molto di più.
C’è una simpatia amorevole nei confronti della vita stessa: di una calda giornata di sole, di una dolce giornata di pioggia sotto la bicicletta.
Un invito irresistibile e commovente a uscire, godersi della bellezza di ciò che è semplice e vivo, osservare con occhio curioso e disponibile, pronto a stupirsi. Uno sguardo che è in certo senso un po’ scientifico, ma non della scienza tronfia dell’Artusi, ma della scienza che sa di essere tentativo, dello scienziato che sa di essere parte di un tutto assai più complesso e carico di meraviglia.

Un invito, come tutta la migliore letteratura per ragazzi, assolutamente trasversale, che può emozionare e interessare anche molti adulti.

C’è molta poesia, in definitiva, in queste ricette. Poesia delle parole e poesia del vivere.
Infatti sono ricette per l’anima, perché a realizzarle, dopo, ci si sente molto meglio.

Le illustrazioni, tutte sui toni del verde dicevamo, sono di Giuseppe Palumbo, fumettista assai noto, autore, tra gli altri, per Bonelli, creatore di un supereroe italiano chiamato Ramarro.
Più che decorative, sono esse stesse narrative, esplicitano – soprattutto per il pubblico più giovane – la raffinata ironia delle ricette, elargendone a loro volta, soprattutto nelle espressioni degli animali: felici, minacciose, infingarde, o accigliate.
Su tutti adorabili gli agnellini alla scottadito che sogghignano al sicuro tra le zampe di un grosso montone tuttaltro che mansueto.

Insomma, ricette meravigliose da leggere e guardare. E invece da cucinare?
Beh il bello è che non costano niente, richiedono solo buona volontà, un luogo non troppo antropizzato, e tempo.
Prendetevelo questo tempo, e scoprirete quanto sono buone le ricette. È un parente stretto di simpatia e compassione.

Prendere una lepre, di Biagio Bagini, illustrazioni di Giuseppe Palumbo,
Lavieri, 2014,
brossura, pp. 64

consigliato: da 7 anni

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