La scuola degli orsi

La scuola degli orsi - copertinaIn India la comunità seminomade dei Kalandar ha avuto per secoli la tradizione di esibirsi in spettacoli utilizzando orsi “ballerini” tenuti in cattività.
Questi orsi sono della specie dei labiati: agili arrampicatori, si nutrono di termiti, miele, frutta, hanno come habitat le foreste degli altipiani.

Perché si esibissero, gli esemplari venivano rubati alla mamma da cuccioli, e cresciuti dagli uomini. Spesso le mamme finivano uccise durante il tentativo di proteggere i propri piccoli.
Dopo qualche mese venivano tolti loro i canini, e forate le narici, in cui veniva passato un anello a cui attaccare la corda con cui trattenerli e addestrarli.
Molti dei cuccioli che venivano rapiti morivano presto per le infezioni al naso, o i maltrattamenti subiti in cattività.
Per questo motivo, e per la fragilità della specie stessa, in declino numerico anche per la distruzione dell’habitat naturale, questa pratica è stata resa illegale nel 1998; incontrando però molte resistenze, soprattutto nelle campagne dove è continuata e continua in clandestinità.
Alcuni orsi recuperati sono stati ospitati in riserve naturali, qualcuno ha potuto reinserirsi in natura grazie all’aiuto di associazioni animaliste e guardie forestali, che si sono prestate a “sostituire” le mamme orse accompagnando i cuccioli a cavarsela da soli.

So che tutto ciò non è bello da leggere, ma ora passo a parlare del libro di oggi, che in questo contesto di abuso si ambienta e prende vita.

Zaki è un ragazzino che da grande vorrebbe fare il flautista. Ma non può studiare perché suo padre è un addestratore Kalandar di orsi ballerini, e nonostante le pressioni delle associazioni, che offrono di reinserirlo lavorativamente e prendere in carico gli orsi, non ha alcuna intenzione di smettere.
Anche la mamma e le sorelle di Zaki vorrebbero cambiare vita ed entrare nella legalità, mentre lui non osa esternare la sua posizione davanti al padre, e continua ad aiutarlo.
Così si prende cura di due cuccioli d’orso comprati da poco in un mercato nero, destinati a essere i prossimi protagonisti delle esibizioni.
I piccoli amano e seguono il ragazzino, che a sua volta li ama, ne è intenerito e comprende ogni giorno di più di non volerli vedere menomati e in trappola.
Proprio come non vorrebbe vedere sé stesso intrappolato in una vita che non ha scelto.

La svolta avviene quando il papà decide di accettare i soldi governativi per cambiare vita, ma di fingere solamente: vuole cedere la sua orsa più anziana e tenere i cuccioli, che chiede a Zaki di addestrare di nascosto. In questo modo pensa di poter ritornare all’antico mestiere senza dare nell’occhio, dopo qualche tempo.

Trovandosi di fronte all’incapacità di suo padre di comprendere, e soprattutto all’urgenza con cui gli chiedono di estirpare i denti ai cuccioli, Zaki fugge.

orsi

Aiutato da un giovane camionista raggiunge una foresta disabitata dove decide di reinserire gli orsetti.
Deve ovviamente cavarsela in un ambiente difficilissimo, e per giunta aiutare i piccoli a imparare da zero come alimentarsi, bere, riconoscere i pericoli…
La sua avventura è coinvolgente e commovente.
Sento di dovervi dire che uno degli orsetti non se la cava per via dei pericoli della foresta, e questo è ovviamente un gran dispiacere, anche se poi per l’altro il lieto fine è l’inizio di una nuova vita.

Anche Zaki trae da tutto ciò la forza per un nuovo inizio e per dare seguito alle proprie aspirazioni.

La prospettiva dell’autrice non è schiettamente antispecista, ma ho apprezzato moltissimo l’accento spassionato sulla necessità degli orsetti di essere tali, di non essere asserviti all’uomo, e il fatto che sia un bambino legato affettivamente a loro a rendersene conto, e per questo fare un gesto coraggioso.

Lo stesso approccio lo hanno tutti i brevi romanzi della collana, che in Italia è Fili d’erba di Editoriale Scienza, uno dei quali, dedicato ai leoni, l’ho recensito in passato su Tropico del libro.
C’è sempre da parte dei bambini coinvolti il riconoscimento del diritto dell’altro animale a una vita dignitosa e libera, nonché il riconoscimento di una comune animalità, chiaramente intuita come può essere dalla mente traboccante e indomita di un ragazzino in crescita.

In tutti questi romanzi l’autrice, che è zoologa, racconta progetti veri di conservazione faunistica, per portare alla conoscenza problemi poco noti, e chiedendone la diffusione e il sostegno.

Ho trovato molto interessante anche il portare a conoscenza le resistenze culturali a rinunciare a stili di vita violenti nei confronti degli animali: per noi che guardiamo da lontano sfruttare gli orsi è solo orrore, ma per chi ci vive dentro è tradizione, sussistenza e normalità.
Per fortuna ci sono i bambini, che sanno guardare oltre.

La scuola degli orsi, Nicola Davies, traduzione Lucia Feoli,
Editoriale Scienza, 2015

da 9 anni

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