La cena di Natale

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Vi hanno deriso per la vostra cena di Natale cruelty free nonostante fosse deliziosa e nutriente?
O vi hanno riservato una foglia di insalata in una ricca tavolata piena di cibi animali?
Orbene, ora potete sedervi comodi con la vostra bambina o il vostro bambino, aprire questo libro e farvi una bella risata liberatoria!

C’è infatti una volpe che rapisce una tacchina per farne la cena di Natale, organizzata con i compari lupo e donnola, un trio tipico di predatori delle nostre zone.
Quando arriva a casa con la preda, questa si rivela petulante e autoritaria e in men che non si dica spinge i tre carnivori a rassettare, ripulire, procurarle cibi….
Con una spigliatezza unica, un po’ da nonna – capofamiglia, stravolge la vita dei tre, che le immagini della casa ci descrivono come un po’ sciatta e monotona, portando armonia, passatempi, pranzetti da lei cucinati.
Inizialmente usa uno stratagemma e la poca forza di volontà dei suoi carnefici, in seguito però nasce un’amicizia vera, e il finale vede una felicissima convivenza tra preda e predatori.

Forse, però. Perché l’ultima pagina ci mostra un’immagine un po’ perfida e aperta a mille finali tutti in mano ai lettori, che vede un’ammiccante tacchina che potrebbe essere in procinto di prendersi una sonora rivincita.

Vi sarà già evidente da quanto detto che non si tratta di un punto di vista “veg”, ma è politicamente scorretto al punto giusto da far ridere e innescare riflessioni importanti.
Sulla caparbia delle vittime che non vorrebbero certo essere sacrificate all’appetito altrui, per esempio.
Sulla possibilità di mangiare diversamente coltivando rapporti amichevoli con gli animali che di solito si vedono solo nei piatti.
E molto altro.

Il meccanismo del ribaltamento è quello che fa funzionare tutto così bene.
La tragedia sfiorata fa tirare un sospiro di sollievo, i tre predatori dimessi e accondiscendenti strappano un sorriso, e la tacchina furbissima e casalingamente dispotica fa decisamente sghignazzare.
La cattiveria finale è un ribaltamento ulteriore, un modo per non accontentarsi dell’happy end, ma poter andare oltre e scatenare la fantasia.
Nelle illustrazioni riconosciamo infatti la mano di Magali Le Huche, usa a questi meccanismi narrativi, e che infatti avevamo già incontrato in Una zuppa cento per cento strega.

Questo dimostra che temi considerati quasi tabù nella nostra società come un banalissimo cenone vegetale possono essere trattati con divertimento e senza condiscendenza o moralismo.
Dimostra anche che la ricchezza di un albo illustrato è insostituibile, per il suo poter dare accesso a più visioni della realtà contemporaneamente grazie alla compresenza di linguaggi, che in questo caso dialogano in modo delizioso.

Una volta ristorati dalle risate, potete finalmente godervi il cenone di Capodanno. A base di corteccia e funghi, ovviamente.cena6

La cena di Natale, Nathalie Dargent, llustrazioni di Magali Le Huche, traduzione di Tania Spagnoli, Edizioni Clichy, 2015
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