Bimbi vegani: la parola al pediatra

Bimbi vegani
Foto: genitoriveg.com

Le raccomandazioni internazionali sull’alimentazione sono state rivoluzionate negli ultimi anni. Si è passati da indicazioni su consumi di proteine così dette “nobili” derivate da carni, latte e latticini, uova, pesce a indicazioni di una dieta basata su alimenti vegetali. Addirittura le principali società medico-scientifiche internazionali valutano questo tipo di alimentazione sicura non solo nella prevenzione, ma anche nella cura delle principali malattie che affliggono oggi adulti e bambini.
L’alimentazione vegana correttamente pianificata è valutata salutare ed adeguata dal punto di vista nutrizionale ed appropriata in tutte le fasi della vita dell’uomo, a partire dalla gravidanza fino all’età adulta e anche per l’atleta.

Purtroppo queste raccomandazioni non sono ancora diffuse nel nostro Paese; in particolare l’alimentazione vegana è poco conosciuta. Molti sono i miti che la circondano e gli ostacoli per chi la pratica o l’ha scelta per i propri figli. Le cause di questa diffidenza sono molteplici. Essenzialmente la scarsa formazione della classe medica in campo nutrizionale (mediamente 15 ore di insegnamento durante gli studi di Medicina) e poi la aggressività della industria alimentare e della agricoltura e allevamento, che hanno investito molto su alimenti mirati a conferire profitto ai produttori, piuttosto che salute ai consumatori.

Per fortuna il livello culturale degli italiani è molto cresciuto; grazie all’accesso al web e alle sempre più frequenti pubblicazioni di qualità sulla alimentazione vegetariana-vegana, questa è stata scelta dal 7.1% (10% vegani) della popolazione italiana (Report Eurispes 2014).

Questo cambiamento è facilmente osservabile nella pratica professionale: negli ultimi tempi la quasi totalità dei genitori che si rivolgono a me per una consulenza sul divezzamento sono già propensi alla scelta vegana (scelta etica-salutista), mentre in passato dovevo insistere per convincerli e nelle situazioni più complesse, ripiegare sulla politica di un percorso a piccoli passi. Quando poi all’ingresso all’asilo nido il bambino, che consumava latte e derivati, si ammalava frequentemente presentando problemi di muco nelle prime vie e nell’intestino, il passaggio alla dieta vegana era più facile.

La dieta vegana, ben pianificata, possibilmente da pediatri esperti, piuttosto che da professionisti della nutrizione non pediatri, è assolutamente sicura, protettiva e sempre più facile da eseguire, per la sempre maggiore diffusione di testi scientifico-divulgativi, la presenza di punti vendita specializzati, di ricette gustose e facili da preparare, di corsi di cucina vegana e della apertura sempre più frequente di punti ristoro che promuovono l’offerta di cucina vegana, facilmente rintracciabili con l’uso di applicazioni per smartphone, tablet, ecc (VegOut, VeganFinder, ecc.).

Oltre alla motivazione etica nella scelta vegana, oggi risulta sempre più chiara la scelta salutista, scelta oramai obbligata, in base alle recenti conoscenze sulla genesi delle malattie cronico degenerative che affliggono sempre più la nostra salute, in età sempre più precoci.

Pochi conoscono che la aspettativa di vita in salute della popolazione italiana è crollata dal 2004 al 2007 è stabilizzata fino al 2011. La donna che si ammalava prima del 2004 a 71 anni, dal 2007 in poi si ammala a 62; l’uomo è passato dai 68 ai 63 anni.

Questi dati, forniti dai Ministeri della Salute dei Paesi europei ed elaborati da Eurostat (l’ISTAT della Comunità Europea), mostrano che nello stesso periodo gli altri Paesi hanno mantenuto stabili i livelli di aspettativa di vita sana nel tempo; solo l’Italia e l’Olanda hanno avuto un crollo evidente. L’interpretazione degli esperti è che il fenomeno è da mettere in relazione non tanto a mutamenti dello stile di vita, ma piuttosto ad un crescente, insostenibile inquinamento dell’ambiente.

Gli inquinanti ambientali come le diossine, liberate da inceneritori, termo-valorizzatori, industrie varie e l’uso scriteriato di sostanze chimiche (pesticidi o fitofarmaci) per la produzione agricola sono in gran parte solubili e accumulabili nel grasso.
Nei prodotti vegetali notoriamente il grasso è poco presente, al contrario degli animali e dei loro prodotti.
Gli animali assumono grandi quantità di prodotti vegetali e quindi importanti quantità di diossine e pesticidi, che si accumulano nel loro grasso.
Se l’uomo si nutre di alimenti di origine animale, assume importanti quantità di inquinanti ambientali, che si accumulano nel grasso umano.
Dal grasso dell’uomo vengono liberate quotidianamente e silentemente sostanze infiammatorie che nel tempo sono la causa principale di tutte le malattie cronico degenerative, oggi così diffuse.

Questo meccanismo ci spiega perché la donna ha perso il doppio di anni di salute dell’uomo: perché fisiologicamente la femmina ha più massa grassa del maschio.

Che cosa possiamo fare per difenderci? Possiamo eliminare gli alimenti animali e nutrirci solo con prodotti vegetali biologici che contengono, sicuramente meno inquinanti chimici. Inoltre la presenza nella verdura e nella frutta di potenti difese delle piante stesse, gli antiossidanti, consente la rimozione degli inquinanti ambientali, accumulati nel grasso dell’uomo e addirittura di porre rimedio anche a danni del DNA.

Quindi una dieta vegana e biologica, a partire dalla gravidanza, è una garanzia di salute, in attesa che le nostre Istituzioni, al pari di altri Paesi europei, si impegnino a ridurre drasticamente le fonti di inquinamento ambientale, attuando una prevenzione primaria che è la sola via verso un recupero di anni di salute, in particolare nei confronti del bambino, che come noto si trova al vertice della catena alimentare e quindi più esposto dell’adulto alla malattia.

— Leonardo Pinelli, giugno 2012
Pediatra, nutrizionista, diabetologo, già Professore di Pediatria Università di Verona, autore di Vegpyramid Junior

(l’articolo è stato pubblicato come accompagnamento del libro “Siamo vegani!” di Anna Bean, edizione italiana a cura di Genitori veg).

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